18 Gennaio 2020

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Dall'Università di Verona un test affidabile al 100% per la diagnosi della malattia di Creutzfeldt-Jacob

10-07-2019 13:00 - Approfondimenti
Un nuovo algoritmo per la diagnosi della malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) - basato sulla combinazione di test su campioni di liquido cefalorachidiano (CSF) e tampone nasale - ha specificità e sensibilità "virtualmente del 100%" e dovrebbe portare a una diagnosi definitiva di questa malattia da prioni. Lo dimostra uno studio, pubblicato online su JAMA Neurology, condotto da un team guidato da Gianluigi Zanusso dell'Università di Verona.
Un nuovo algoritmo per la diagnosi della malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) – basato sulla combinazione di test su campioni di liquido cefalorachidiano (CSF) e tampone nasale – ha specificità e sensibilità "virtualmente del 100%" e dovrebbe portare a una diagnosi definitiva di questa malattia da prioni. Lo dimostra uno studio, pubblicato online su JAMA Neurology, condotto da un team guidato da Gianluigi Zanusso dell'Università di Verona.

Un’indagine finora problematica
I ricercatori fanno notare come fino ad oggi la diagnosi di CJD sia stata problematica. I pazienti presentano una demenza rapidamente progressiva e sintomi cerebellari, che spesso possono essere confusi con molte altre condizioni. Con le indagini di supporto, compresi i campioni del CSF, la risonanza magnetica (MRI) e l'analisi elettroencefalografica (EEG), questi criteri diagnostici sono tuttora stati associati soltanto a una sensibilità dell'83% e una specificità del 71%, lasciando un elevato grado di incertezza circa la diagnosi e molti pazienti con CJD non identificati.

Il nuovo test è noto come un saggio di amplificazione del prione (RT-QuIC) di seconda generazione, in grado di rilevare quantità infinitesimali (femtogrammi) della proteina prionica anomala CJD-specifica da tutti i sottotipi di CJD sporadica nel CSF o sulla mucosa nasale. Zanusso e colleghi rilevano che la tecnologia che consente di effettuare tale test è ora disponibile nella maggior parte dei Paesi occidentali, così che «l'inserimento di questa procedura nella pratica clinica sembra fattibile». I risultati sono disponibili in circa 3 giorni per i test CSF e in un solo giorno per il tampone sulla mucosa nasale.

«La combinazione di RT-QuIC e test genetici potrebbe in modo rapido confermare o escludere virtualmente la diagnosi di quasi tutti i pazienti con sospetto clinico di malattie da prioni umani in fretta» affermano ancora Zanusso e colleghi.

Nel presente studio caso-controllo (1), campioni di CSF e mucosa nasale sono stati raccolti da 86 pazienti con diagnosi clinica di probabile (n = 51), possibile (n = 24) o sospetta (n = 11) CJD e 104 campioni di controllo negativi. I pazienti con sospetta CJD sono stati seguiti fino al decesso (quando si è potuta porre la diagnosi definitiva tramite i reperti autoptici) o fino a quando si è resa disponibile una diagnosi alternativa si sono resi disponibili, allorché sono stati riclassificati secondo i criteri diagnostici riconosciuti a livello internazionale. La diagnosi finale tra questi pazienti ha prodotto 69 pazienti con CJD mentre 17 pazienti sono stati riclassificati come non-CJD.

Eclatanti i risultati ottenuti con la nuova procedura
I nuovi test hanno correttamente identificato tutti i 61 pazienti con CJD sporadica, con una sensibilità diagnostica complessiva del 100%. Tutti i 71 pazienti con diagnosi definitiva di malattia non da prioni hanno dato esito negativo, con una specificità del 100% per il nuovo algoritmo.

Degli 86 pazienti con CJD potenziale, 17 (20%) sono stati prontamente dirottati verso altre diagnosi di non-CJD, e 5 di loro hanno ricevuto un trattamento di successo. Il test, però, non è stato così preciso a diagnosticare forme genetiche della malattia. Di 8 pazienti sintomatici con varie mutazioni che causano CJD o sindrome di Gerstmann-Straussler-Scheinker, 6 hanno avuto risultati RT-QuIC positivi e 2 negativi, per una sensibilità del 75%.

Secondo il team di Zanusso, il passo successivo dovrebbe essere quello di sviluppare un test genetico. «Allo stato attuale possiamo sospettare una CJD da segni clinici, ma non siamo in grado di cogliere i pazienti prima che sviluppino i sintomi. Abbiamo bisogno di trovare un test che identifichi i pazienti portatori di un gene per la proteina prionica mutato che potrebbe sviluppare questa malattia in futuro. Poi può essere possibile dare una terapia molto presto per fermare la progressione».

In un editoriale di accompagnamento (2), Paul Brown, dei National Institutes of Health di Bethesda, afferma: «C’è voluto molto tempo per arrivare a questo test pratico, poco costoso e preciso» ma «alla fine abbiamo una procedura realmente pratica per la diagnosi di CJD sporadica. Complimenti agli autori per questo lavoro eseguito in modo impeccabile e convincente»


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